Scuola di Evangelizzazione

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Testimonianze

La testimonianza di Sara (2007-2008)


Davide

Questo anno trascorso alla scuola di evangelizzazione è stato per me davvero un anno di grazia.

Inizialmente avevo tanti dubbi sul fatto di aver preso la decisione giusta, mi sembrava che fosse un mio capriccio, anche se mi era stato ampiamente confermato dal mio padre spirituale. Vivevo nello scrupolo, come serva di un Padrone che sta attento ad ogni passo che fai e che se sbagli “gli tocca pure rimediare”. Pensavo che anch’io fossi uno sbaglio o meglio, una persona uscita dalle mani di Dio in un attimo di distrazione. Vivevo nell’ottica del premio/punizione a seconda di come mi comportavo, attenta a non sgarrare con Dio e a non mostrare troppo le mie povertà con gli altri, che sarebbero state scandalo per una “persona come me”.

Vivevo una sorta di schizofrenia tra l’Io Ideale e il mio Io reale, tra la mia umanità, povera come quella di tutti, e la perfezione spirituale, dove “spirituale” è da mettere molto fra virgolette, completamente scollato dalla realtà, per niente incarnato.

In parole povere: avevo bisogno di fare esperienza dell’amore gratuito di Dio, di toccare, vedere, capire che Dio mi ama veramente così come sono, nella mia vita concreta, che mi ha desiderato, mi ha aspettato fin dall’Eternità, che è un Padre che si prende cura di me, che tutto quello che ha creato lo ha fatto per me.

Ecco, quest’anno per me è stato come per quell’uomo che scavando in un campo trova un tesoro inestimabile. Ho scavato dentro di me, mi sono trovata faccia a faccia con la terra, il fango, con i miei scheletri nascosti, le mie piaghe infette. E proprio lì tra il fango, la puzza e il buio, una perla, un improvviso raggio di luce, uno sguardo pieno d’amore, la Presenza dolce e forte di Gesù Cristo, Risorto. E tutto questo in modo molto concreto. Quando mi sono state affidate delle responsabilità in missione vedevo che l’opera di Dio per la salvezza delle anime passava attraverso le mie decisioni, le scelte che dovevo prendere. Per strada la notte, ho respirato la presenza di Dio tra le prostitute, che con canti e danze africane lodavano e invocavano il Signore, che libera chi è schiavo e prigioniero. In carcere, tra i cuori feriti e abbandonati di chi ha sbagliato troppe volte ho contemplato il Volto di Colui che “era carcerato e siamo andati a trovarlo”. E soprattutto l’amore dei fratelli e delle sorelle, con la loro presenza costante accanto, specchio di verità nella vita quotidiana, una piccola goccia che mi ha lavorato dentro, lentamente e impercettibilmente, ma in profondità, alla radice, con il servizio reciproco, lo stimarci a vicenda, il perdono dato e accolto, vivere quel comandamento che così come Gesù ci ha detto, ci fa rimanere in Lui: “amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati” (Gv 15).

Durante tutto questo anno, Dio mi ha invitato a guardarmi dentro, senza scappare di fronte a ciò che non mi piace o mi spaventa, ma rimanendo, con lo sguardo verso di Lui, che risorge passando attraverso la morte, che vince facendosi perdente. Mi ha invitato ad amare la mia condizione di creatura povera, dicendomi che sono sua figlia, che Lui, mio Padre si occupa di me se Lo lascio fare, se apro le mie mani vuote.

Ringrazio Dio che mi ha ridonato la libertà e la dignità di figlia. Ringrazio i miei fratelli e sorelle, per l’amore che mi hanno dato, canali di un Amore più grande e che hanno condiviso con me questo cammino difficile e meraviglioso.

Sara





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