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Salutiamo e ringraziamo i giovani della scuola di EvangelizzazioneClaudio, Martina, Renato, Arianna, Myriam, Sara, Davide, Francesco, Rocco, Gianni, Salvina. Ecco i nomi dei giovani che ringraziamo di vero cuore per averci resi participi delle gioie e delle fatiche di una intensa settimana di evangelizzazione nelle scuole medie superiori di Empoli e nel nostro ospedale, giovani per i quali pregheremo perché il Signore li benedica, li protegga e illumini il loro cammino di santità nel discernimento sempre più profondo della volontà di Dio sulla loro vita. Li salutiamo nella Solennità di Cristo re dell'Universo, pregando che Gesù possa un giorno diventare stabilmente il re dei nostri cuori e di quelli di tutti gli empolesi, re dei cuori dei più giovani incontrati nelle scuole che si sono svelati cuori in ricerca, ricchi di speranze ma anche feriti e impauriti, assetati di conoscere Gesù e di essere accolti dal suo amore. L'evangelizzazione non è una esercitazione di proselitismo. L'evangelizzazione è un esercizio dell'amore. Lo Spirito Santo, persona divina, amore increato, fuoco che scende dal Cielo, da Dio, per trasformarci in suoi figli e per farci risplendere della sua luce, parla al nostro cuore e ci dona la forza di parlare gli uni al cuore degli altri. Ma questa presenza va continuamente cercata e accolta, poi va continuamente liberata. Coltivando una vita di preghiera e le promesse temporanee di povertà, castità e obbedienza questi giovani si fanno piccoli e poveri per il Regno dei cieli perché la colomba dello Spirito di Dio li riconosca come proprio nido, luogo di un amore che accoglie l'Amore donatoci. Ma questo non basta! Perché l'Amore Donato sia veramente accolto deve essere ridonato. Una vita spirituale che non produca frutti nella carità non è una vita spirituale autentica, non è veramente animata dallo Spirito di Dio. Ecco dunque la ragione delle settimane di missione, due ogni due mesi, nelle quali questi giovani comunicano nella testimonianza di fede quanto hanno ricevuto dal Signore. E poiché hanno permesso al Signore di parlare al loro cuore, la Parola da loro accolta rigenera loro e quanti sono da loro avvicinati. Raccontano dei vecchi cuori che avevano un tempo, cuori di pietra, sgretolati dal peccato e dalle sofferenze del peccato. Un giorno la colomba si è posata in una delle fenditure della roccia dei loro cuori. Lo Spirito di Gesù è passato attraverso le loro ferite. Le situazioni del loro allontanamento da Dio sono diventate causa di salvezza per loro e per noi che abbiamo il dono di averli come amici e fratelli. Quello è stato il giorno della trasformazione: il vecchio cuore di pietra ha lasciato spazio al cuore nuovo, quello di carne, un cuore che non vive per se stesso, un cuore dove pulsa la vita di Dio nell'abbandono fiducioso al Padre Celeste e nell'amore per i fratelli. La colomba va al Padre e torna su di loro, riparte dal nido del loro cuore per raggiungere i fratelli mentre il cuore si purifica sempre più profondamente dai peccati e dalle piccole e grandi resistenze di ogni giorno che vorrebbero impedire alla colomba di volare o al fuoco di ardere. Pensiamo che questo tipo di esperienze siano rare, esclusive? Pensiamo di avere un cuore così indurito da essere ormai impenetrabile al battito d'ali della colomba? Signore, ti ringraziamo perché questi nostri fratelli in Gesù ci ricordano che tu sei il Dio dei vivi e non dei morti, che anche noi possiamo vivere la vita vera, nuova, buona, quando la colomba del tuo amore riposa in noi. Don Daniele |
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